Ogni anno ci troviamo, insieme alla mia famiglia, a deliberare i piani per la conquista del mondo.

So che Mappy aspettavamo questo momento da sempre.

Il resto qui

 

direttivo per la conquista del mondo

direttivo per la conquista del mondo

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il consumatore? difficile pigliarlo …

Leggendo il blog di Maestrini per caso, l’articolo “Infomerciami ma non eyeballarmi“ mi ha fatto riflettere sullo shopping online e su come venga percepito l’advertising in Italia, meglio l’online advertising.

Il risultato è che partono email come questa: “guardi lo spazio di membro“ che rendono sempre più difficile raggiungere, stuzzicare l’utente finale.

Ma un post ancor più interessante sul tracking degli utenti, per studiarne i consumi e costruire una profilazione dettagliata degli utenti è descritto in questo post, su cui mi sento di condividere una frase in particolare.

Si potrebbero raccogliere informazioni da terze parti, ad esempio “social network”: se penso a quello che un commesso librario potrebbe offrirmi dopo essersi studiato il mio account di Anobii, mi viene la pelle d’oca: potrebbe darmi titoli di libri che io non potrei rifiutarmi di acquistare.

Ultimamente tengo molto alla nostra identità online e a come si può capirne di più.

Detto questo, sono il primo che non rinuncia a scrivere su Faccialibro, caricare flickr, condividere feed e in primis scrivere su twitter.

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il prodotto sei te

Ho chiaccerato parecchie volte con amici, familiari che mi chiedono come google possa sopravvivere, come si possa tenere in piedi un impero, offrendo dei servizi: google search, reader, product, gmail, and so on.

La risposta è rinchiusa in questo post.

e il riassunto è questo:

But in order to get there, Google needs you to change. They need you to drop your resistance to being listened to, tracked and monitored at all times. They want you to be the best product you can possibly be. Google’s customers will love you.

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Gli Italiani si fanno 2 missioni spaziali

L’Italia sarebbe in grado di finanziare INTERAMENTE due (2!) missioni spaziali con i debiti ALITALIA.

Ottimo.

Io un’idea di dove mandare un po’ di gente la ho. Soprattutto quelli che scioperano “in una certa maniera”

[FONTE]

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dalla macchina del tempo

Chissa cosa diremo, quando tra qualche anno approderemo su marte e la vedremo li abbandonata, quasi stoica.

http://www.nasa.gov/mission_pages/phoenix/news/phoenix-20081110.html

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The web. The HTTP.

Wife: How does it work?

Ryan: The web?

Wife: Yeah.

Ryan: Hmm. Well, it’s all pretty amazing really. And the funny thing is that it’s all very undervalued. The protocol I was talking about, HTTP, it’s capable of all sorts of neat stuff that people ignore for some reason.

Mi ritrovo a leggere un sacco di documentazione tecnica, piena di specifiche e RFC, scritta e mantenuta da peronse importante come IEEE, w3c.

Ieri sera per un cosina che sto facendo stavo leggendo questo: How I Explained REST to My Wife

Racconta, in maniera molto semplice e discorsiva una grande invenzione, il protocollo HTTP.

Ed il capitolo inizia come sopra ho citato, ricordandoci che molte cose che esistono hanno sempre qualcosa di nascosto, qualcosa per cui vale la pensa smontarlo e re-inventarlo.

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Uomo e macchina

Questo però è solo il principio. Il tutto si complica, come sempre, perché nel mondo dei sogni gli “utenti” dovrebbero bersi gli applicativi, imparare a usarli, non fare troppi problemi inutili, e comunque usarli. Ma l’uomo non è una macchina, e – purtroppo o per fortuna – la “realtà vince il sogno” (Carlo Betocchi).

Sacrosanta verità …

[via]

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IE song

Dedicato agli sviluppatori, quelli veri, quelli che perdono le loro giornate a far girare pagine web su versioni vecchie di anni, mai aggiornate, peine di bachi, che non rispettano le regole, gli standard, che non rispettano nulla e son derisi da tutti.

Per voi oggi, c’è la rivincita:

IE Song, la canzone contro Internet Explorer

(io la dedico al 6, una versione proprio BRUTTA )

La canzone di Internet Explorer da canticchiare sulla melodia di Behind Blue Eyes degli Who.

(Per i pigri cliccate qui e leggete sotto)

No one knows what it’s like
To be the bad browser
To be the sad browser
Behind blue Es

No one knows what it’s like
To be hated
To be fated
To telling only lies

But my dreams
They aren’t as :empty
As my rendering seems to be

I have hours, only lonely
My love is vengeance
That’s never free

No one knows what it’s like
To feel these feelings
Like I do
And I blame you

No one bites back as hard
On their anger
None of my pain and woe
Can show through (hasLayout issues?)

But my dreams
They aren’t as :empty
As my rendering seems to be

I have add-ons, only properiatary
My love is vengeance
That’s never free

When my CSS display clenches, crack it open
Before I drown it in my invisible-content pool
When I do right, tell me some bad news
Before I laugh and act like a proper tool

If I swallow anything evil
Put your finger down my throat
If I shiver, please give me a blanket
Keep me warm, let me wear your coat

No one knows what it’s like
To be the bad browser
To be the sad browser
Behind blue Es

(fonte Lui e Lui)

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Come sempre birra

In un attimo di pausa dalla follia di questi giorni, condivido quello che mi ha strappato una risata, grazie al Giò.

La foto che mi è più piaciuta è questa:

Come sempre birra

Come sempre birra

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A scuola

Prendo un twit di Giò per tornare a postare qualcosa (e accogliere la provocazione),  anche se piccolo ma utile.

Bell’immagine per spiegare i rapporti con le misure di grandezza dei dati.

Ricordati però che queste si riferiscono a dati immagazzinati, non a velocità di connesione di rete.

Grandezze DATI

Grandezze DATI

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